domenica 19 gennaio 2014

Come realizzare una "casa" per gli insetti da balcone.

Buonasera a tutti voi amanti della coltivazione in vaso e del verde in città. Oggi vi vorrei parlare di come realizzare una "casa" per insetti. Ultimamente ho sentito parlare molto di questi piccoli rifugi e, visto che gli insetti utili (come api, sirfidi, coccinelle) sono come oro sui nostri balconi, ho pensato di provare a costruirne una con compensato, canne, bastoncini e tavolette.

Le virtù di questa casetta, di cui vi andrò a spiegare la costruzione, sono molteplici, ma credo che si possano riassumere in tre punti fondamentali:

  1. Mettere a disposizione dei nostri amici insetti una "dimora" stabile direttamente tra le piante del nostro balcone o terrazzo.
  2. Poter vedere direttamente le specie di insetti utili presenti sui nostri balconi e, cosa non da poco, poter osservare da vicino il loro ciclo riproduttivo.
  3. Avere sempre a disposizione degli alleati fondamentali nella lotta naturale ai parassiti e nell'impollinazione delle nostre piante da fiore e orticole.
Questo è un progetto di facile realizzazione e ha un costo complessivo che si mantiene basso (si possono utilizzare materiali di riciclo e di recupero), che non è un aspetto da sottovalutare in questo periodo.

Il materiale che ci occorre è:

  • 6 tavolette di compensato della misura di 10 cm x 10 cm (lo spessore è indifferente)
  • 1 tavoletta di compensato della misura di 10 cm x 14 cm di altezza (lo spessore è indifferente)
  • 1 tavoletta di compensato della misura di 10 cm x 5 cm di altezza
  • un pannello di legno da rivestimento (acquistabile in negozi di bricolage)
  • canne di diverso diametro 
  • bastoncini, rametti, tavolette e legnetti di diverso diametro e spessore
  • colla a caldo
  • sega
  • matita e righello
  • filo di ferro 
  • trapano con punte di varie dimensioni e diametro
Il trapano non è indispensabile, se non ne possedete uno, potete ovviare utilizzando esclusivamente canne e ramoscelli.

Bene vediamo come realizzare la struttura.

Prendiamo 4 delle 6 tavolette 10 x 10 e uniamole per formare un cubo. Possiamo utilizzare del nastro adesivo per stabilizzare la struttura prima dell'incollaggio. Fissiamole con la colla a caldo e facciamole asciugare. 


Quando la colla si sarà asciugata e avrà tirato, rendendo stabile la struttura, possiamo prendere le due tavolette 10 x 10 rimaste e posizionarle per formare il tetto della casetta. Per centrare bene il tetto abbiamo due possibilità: 
  1. o prendiamo il centro della struttura, in questo caso 5 cm, e centriamo le tavolette a occhio (io in questo caso ho utilizzato questo metodo) 
  2. oppure possiamo facilitare la procedura tagliando uno stecchino o bastoncino che andrà fissato con del nastro adesivo al centro della struttura. Facciamo sporgere superiormente lo stecchino della misura del sottotetto (in questo caso ho deciso di fare il sottotetto alto 4 cm, quindi avrei dovuto far sporgere lo stecchino di 4 cm). 
Spero di chiarire eventuali dubbi con le foto


Incolliamo il tutto e lasciamo asciugare. 
Quando anche il tetto sarà asciutto, possiamo procedere con la preparazione delle canne, dei ramoscelli e delle tavolette. Dobbiamo andare a tagliare tutto questo materiale in modo che entri perfettamente all'interno del cubo che abbiamo formato (quindi in questo caso andiamo a tagliare tutto con una lunghezza di 10 cm). Stabiliamo una zona posteriore e una anteriore (quella posteriore andrà chiusa con un pannello di compensato quando tutte le parti saranno state posizionate e incollate all'interno) e facciamo in modo che le aperture delle canne siano rivolte tutte sulla parte anteriore (in questo modo gli insetti saranno invogliati ad entrare e nidificare all'interno dei tunnel).


Quando avremo tagliato e preparato tutti i bastoncini, le tavolette e le canne necessarie (la quantità di uno o dell'altro elemento può essere deciso in modo personale), procediamo con l'assemblaggio e l'incollaggio di tutte le nostre parti. Cerchiamo di formare spazi e cavità di diversa forma e dimensione, così da poter abbracciare il maggior numero di specie di insetti. Inoltre con il trapano, facciamo fori di diverso diametro sulle tavolette e sui rami che abbiamo utilizzato (i fori si possono praticare sia prima di incollare il pezzo, sia dopo averlo incollato. Io in questo caso li ho fatti dopo l'incollaggio).


A questo punto la nostra casa per insetti sarà quasi completa. Aggiungiamo gli abbellimenti. Io ho optato per un tetto fatto di rami, di diverse dimensioni e lunghezze, e per un rivestimento con un pannello di bambù (si può acquistare nei negozi di bricolage). Facciamo, sul pannello, con la matita il disegno dei lati della casa e ritagliamo. Poi incolliamo tutto con la colla a caldo.


Per poterla appendere facciamo due fori da entrambi i lati sulla parte posteriore, prima di chiudere la casetta con l'ultimo pannello, e inseriamo il filo di ferro. Ritagliamo l'ultimo pannello (io l'ho fatto a forma di casa, per risparmiare tempo, altrimenti possiamo anche tagliare due pezzi: uno quadrato e l'altro triangolare per il tetto) e incolliamolo con la colla a caldo dopo averlo forato per far passare il filo di ferro.


Rivestiamo anche la parte posteriore con il pannello di bambù e facciamo le rifiniture degli angoli. Siccome sarà destinato ad essere appeso alla ringhiera di un balcone, ho aggiunto alla fine un'asticella di legno nella parte inferiore e l'ho fatta sporgere 3 cm sulla parte posteriore. Incolliamo questa linguetta e la casetta è pronta.


Appendiamo la casa in un posto tranquillo e riparato. Gli insetti non utilizzeranno immediatamente la struttura, ma ci vorrà un periodo di tempo variabile di circa un anno. Questo perché essi devono abituarsi alla presenza della casetta e devono poter prendere confidenza con essa.


Quando inizierete a vedere che alcuni buchi vengono tappati e ci sarà un certo via vai che parte dalla casa, allora saprete che i vostri inquilini hanno gradito l'alloggio che gli avete preparato.

Non mi resta che augurarvi buona costruzione e buona coltivazione a tutti.



domenica 5 gennaio 2014

Cicadellidi, flagello dei balconi.

Buongiorno a tutti appassionati di verde e coltivazione in città. Oggi vi vorrei parlare di un insetto piccolo ma molto fastidioso, la cicalina. Questo esserino appartiene ad una famiglia di insetti, i Cicadellidi, che comprende una grandissima varietà di specie e sottofamiglie (circa 20.000 specie sono state descritte e molte altre vengono scoperte ogni anno), si trova praticamente in ogni parte del mondo e riesce a parassitare una grandissima varietà di specie di piante. Io sono venuto in contatto per la prima volta con questi piccoli cicadellidi circa 3 anni fa. Infatti acquistando una piantina di timo, ho ricevuto in regalo una grande quantità di insettini (per questo adesso dico che bisogna sempre controllare accuratamente ogni singolo centimetro di pianta prima di acquistarla e portarla nel proprio spazio verde).

Il mio sarà un discorso generale sulla famiglia dei Cicadellidi e non sulle singole specie, vista la grandissima quantità presente e l'impossibilità ad esaminare specie per specie.

I Cicadellidi o Jessidi, appartengono all'ordine degli Emitteri o Rincoti e al sott'ordine degli Omotteri. Sono la famiglia più numerosa degli Auchenorrhyncha. Sono conosciuti in agricoltura per via dei danni diretti e indiretti che provocano con le loro punture.


Andiamo a vedere nel dettaglio come sono fatti e come possiamo riconoscerli sul balcone o terrazzo:

Come si presentano: sono insetti piccoli, dai 2 ai 20 millimetri di lunghezza, con corpo ovoidale allungato e stretto. Il capo è largo e tozzo, più grande dell'addome. Sono brillantemente colorati, con dominanza del colore verde, ma si possono avere anche specie marroni, azzurre, screziate di nero, rosso, colorate; mentre allo stadio giovanile appaiono bianche, trasparenti. Presentano due paia di ali leggermente sclerificate (indurite), dette tegmine, che hanno funzione di protezione e spostamento. Nei maschi le tegmine sono più lunghe dell'addome, mentre nelle femmine sono generalmente più corte.  Sempre per lo spostamento hanno zampe posteriori di tipo saltatorio, che permette ai Jessidi di spiccare discreti balzi. L'apparato buccale è pungente e succhiante. Somigliano ai Cercopidi, ma si possono distinguere da essi tramite le coxe (punto di aggancio della zampa dell'insetto con il corpo) posteriori molto allargate e per una o più serie di piccole spine sulle tibie posteriori, che si presentano più angolose. Le femmine sono provviste di ovopositore. Anche i Cicadellidi hanno organi membranosi atti ad emettere suoni tipici, ma a frequenze non udibili per l'orecchio umano, che utilizzano durante il corteggiamento per "conquistare la femmina". Il riconoscimento preventivo è molto difficile se gli esemplari coinvolti sono in numero ridotto. Questo è dovuto al fatto che le dimensioni così ridotte di questi insetti rendono ardua la loro localizzazione.


La riproduzione: la riproduzione è sessuata e ovipara. Riescono a dar vita a 2-3 generazioni all'anno. Dopo l'accoppiamento le femmine depongono le uova creando fessurazioni, con il robusto ovopositore, nei fusti delle piante. Le uova possono rimanere inattive da pochi mesi ad un anno, permettendo ai Jessidi di superare con facilità l'inverno. Infatti, in base alla specie, i Cicadellidi possono svernare allo stadio adulto, riparandosi tra le fessure della corteccia o tra i resti di vegetazione secca, o come uova. Quando le condizioni atmosferiche sono ottimali, le uova, depositate prima dell'autunno, si schiudono in poche settimane e le giovani ninfe iniziano a nutrirsi effettuando punture trofiche con cui succhiano la linfa della pianta. Lo stadio adulto viene raggiunto dopo una serie di 5 mute e il tempo impiegato per effettuare un ciclo completo varia in base alla specie, andando da alcune settimane ad alcuni mesi. Per la riproduzione viene effettuato un corteggiamento da parte dei maschi, tramite suoni, richiami e canzoni. Dando vita a più generazioni durante l'anno, i Cicadellidi riescono ad essere presenti sulle nostre colture in ogni periodo, dalla primavera all'autunno. La velocità di colonizzazione di un balcone o terrazzo è molto veloce. Questo è dovuto sia per la rapidità di spostamento, sia per il numero di individui che vanno a costituire la colonia.


Piante colpite: possono colpire una grande varietà di piante, sul balcone le più soggette sono le aromatiche (timo, origano, maggiorana, santoreggia, menta, salvia, mentuccia, basilico), le piante da fiore (violaciocca, non ti scordar di me, bocca di leone, tagete, ecc.) e le orticole (valerianella, insalatina da taglio, peperoncini, pomodori, ecc.). Naturalmente le piante indebolite o coltivate in modo errato sono le più soggette a subire attacchi.

Quando compaiono: compaiono dall'inizio di marzo, con i primi caldi, per poi avere un boom nei periodi estivi, da giugno ad agosto. Il caldo è fondamentale per questi piccoli insetti. Durante l'inverno solitamente scompaiono, ma possono continuare la loro attività in serra o se il clima si mantiene mite. Quindi prima di riporre le piante al sicuro, in serra o in casa, è opportuno verificare che non vi sia la presenza dei Cicadellidi.


Che danni provocano: i Jessidi provocano diversi danni più o meno gravi, in base alla parte della pianta colpita e al numero di singoli individui. La caratteristica principale, con la quale possiamo riconoscere la presenza di questi parassiti è la comparsa, sulla pagina superiore delle foglie, di macchioline o puntini gialli o decolorati. Questo sintomo viene detto picchiettatura ed è il risultato delle punture fatte dall'insetto per nutrirsi. Naturalmente i danni aumentano con l'aumentare del numero dei Cicadellidi presenti su una pianta. Infatti la conseguenza principale di una picchiettatura massiccia è il deperimento della foglia o della parte colpita, che va incontro a necrosi e morte. Inoltre, alcuni danni, ma di minore entità, possono essere inferti dagli ovopositori ai fusti delle nostre piante, durante la deposizione delle uova. Questi sono i danni cosiddetti diretti. Invece i danni indiretti, sono la possibilità di infezioni, soprattutto virali, provocate dalla puntura degli insetti. Tramite l'apparato buccale possono inoculare nei tessuti verdi delle piante una grande quantità di virosi e, spostandosi da una pianta all'altra in uno spazio ristretto come un balcone o un terrazzo, diffondono facilmente la malattia.


Predatori naturali: esistono molti predatori naturali che parassitano o si nutrono dei Cicadellidi. I principali e più diffusi sono degli insetti appartenenti alla famiglia dei Mimaridi (tra cui ricordo la specie Anagrus atomus). Questi, essendo oofagi (predano e parassitano le uova), riescono a colpire alla base le Cicaline. Tra gli altri predatori abbiamo Meconema meridionale, Oecanthus pellucens, Chrysoperla carnea e alcune specie di acari. Anche piccoli ragni saltatori e non, possono aiutarci nella lotta ai Cicadellidi.  Importante è riconoscere la presenza di questi predatori naturali sul balcone. Infatti se presenti, è opportuno non utilizzare insetticidi (anche se naturali), per non danneggiare gli insetti utili.


Come combatterli sul balcone: le Cicaline non sempre rappresentano una minaccia così forte sui nostri balconi. Come già detto sopra, la loro pericolosità è direttamente proporzionale al numero di individui presenti. Se notiamo una presenza massiccia sulle nostre piante possiamo correre ai ripari utilizzando un insetticida naturale a base di Piretro (solitamente si diluiscono 12 ml in 5 litri di acqua, quindi per 1 litro si utilizzano circa 3 ml di prodotto). Questo è molto efficace sugli esemplari giovani, mentre per gli adulti ho notato una certa resistenza. Evitiamo di utilizzarlo se notiamo la presenza di insetti utili, come quelli che ho citato sopra. Altri metodi del tutto naturali per allontanare i Cicadellidi sono: l'utilizzo di infusi o macerati a base di ortica, peperoncino, sapone di Marsiglia. Durante il periodo autunno-invernale, vista la inattività della maggioranza degli insetti utili, possiamo effettuare nebulizzazioni a base di piretro preventive.

Spero di essere stato sufficientemente chiaro e utile a voi tutti amici ed appassionati di coltivazione. A presto e buona giornata a tutti.

mercoledì 1 gennaio 2014

Calendario delle fasi lunari di Gennaio 2014

Buon pomeriggio a tutti verdebalconisti e buon 2014! Abbiamo lasciato l'anno vecchio e adesso è tempo di pensare alla nuova stagione che arriverà. Questo è il primo post dell'anno nuovo e spero di poterne fare molti altri per raccontarvi le mie gioie ed esperienze nel piccolo spazio di verde che ho a disposizione.

Gennaio è un mese di transizione sui nostri balconi e terrazzi, infatti, se le temperature lo permettono, possiamo iniziare a piantare ortaggi e fiori, con l'ausilio di una serra, che andranno a dimora all'inizio della primavera. Altrimenti attendiamo, senza impazienza, l'arrivo di febbraio e di temperature più miti.

I lavori che possiamo effettuare in questo mese sono:

  • in Luna Calante possiamo: iniziare a potare, ripulire le piante togliendo parti secche o danneggiate, preparare il terreno nei vasi o cassette che ospiteranno le piante, concimare con letame maturo, preparare i semenzai e le serre per la semina, seminare lattughe da taglio, sedano, valerianella. 
  • in Luna crescente possiamo: iniziare a trapiantare piante acquistate in vaso e a piantare, se il clima lo permette, in semenzaio, i semi di melanzana, peperoni, pomodori, basilico, zucchine, piselli, fave, ravanelli, aglio, cipolla e fiori annuali. 
Le gelate sono ancora in agguato, quindi proteggiamo le nostre piante più sensibili con teli di tessuto non tessuto, rimuoviamo l'acqua in eccesso dai sottovasi per evitare ghiaccio e marciumi radicali. Manteniamo pulito il balcone o terrazzo e rimuoviamo le parti morte dalle piante.

Facciamo un progetto per sfruttare al meglio lo spazio a disposizione e posizionare nel modo giusto ogni pianta che vorremmo impiantare. Facciamo il punto sull'anno appena trascorso, valutando le colture che abbiamo coltivato e i risultati che ci hanno dato (frutti, fioriture, semi, ecc...). 

Ecco il calendario di Gennaio:


Buona coltivazione a tutti e a presto!

giovedì 19 dicembre 2013

Arance condite, ottime per le feste.

Buongiorno appassionati di verde e natura. Oggi vi vorrei proporre un piatto facile e veloce con un frutto di stagione, si può iniziare a raccogliere da Novembre fino a Maggio, in base alle varie specie; dalle mille proprietà. L'arancia infatti è un frutto che fa benissimo all'organismo contenendo oltre alla vitamina C, molto pubblicizzata, anche: vitamina B, vitamina P, calcio, fosforo, potassio magnesio, sodio, cloro, zolfo, ferro, rame e zinco. Tutti questi microelementi, presenti in quantità più o meno elevate, fanno dell'arancia un frutto indispensabile durante la stagione invernale.


La cottura, ma anche le pratiche industriali atte a velocizzare la maturazione dei frutti, spesso degradano molti degli elementi sopraelencati, quindi per avere un frutto al 100% della sua forza benefica, è fondamentale consumarlo crudo e assicurarsi di acquistare un prodotto biologico e naturale. Per questo vi consiglio di provare questo piatto di facile preparazione, che può essere utilizzato come antipasto, come spuntino o come accompagnamento per un aperitivo.

Ingredienti per 4 persone:

  • 4/5 arance mature
  • aceto balsamico 
  • un pizzico di sale
  • olio extravergine di oliva
  • olive nere o verdi
Preparazione: lavare bene le arance. Sbucciatele e tagliatele a fettine non troppo fine. A questo punto disponete le fettine di arancia su un piatto o su un vassoio e condite a piacimento con sale, olio e aceto balsamico. Aggiungete qualche oliva e servite.




Il piatto si prepara in 10 minuti e l'effetto finale è veramente ottimo. Questo antipasto si può abbinare bene sia con carne che con pesce e credo che sia perfetto per il pranzo di Natale. 


Consigli: la buccia delle arance che abbiamo utilizzato può essere utilizzata per: 
  • fare decorazioni sul piatto di portata, come fiori o ghirigori.
  • fare canditi, da abbinare al cioccolato.
  • fare liquori
Buone feste e buon appetito.

mercoledì 18 dicembre 2013

Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), regina delle feste.

Buongiorno a tutti appassionati di verde e di coltivazione. In questo periodo di feste mi sembra doveroso dover parlare di una pianta che è diffusissima soprattutto durante il Natale. Stiamo parlando naturalmente della Stella di Natale, il cui nome scientifico è Euphorbia pulcherrima. Questa pianta, grazie alle sue bellissime foglie di un rosso vivo, dette brattee, è divenuta il simbolo delle feste natalizie pur non essendo originaria delle nostre zone. Bene, andiamo allora a vedere le caratteristiche che hanno reso questa Euphorbia così famosa e la sua tecnica di coltivazione, apparentemente difficile, in casa o sul balcone.


Nome: Euphorbia pulcherrima, Stella di Natale, Poinsettia.

Com'è fatta: Pianta tropicale erbacea perenne suffrutticosa, in genere coltivata come annuale, con fusti eretti, esili e ramificati. Ha radici fascicolate. All'interno della pianta scorre una linfa bianca e lattiginosa molto irritante per la pelle, che fuoriesce quando la pianta subisce un trauma o un taglio. Raggiunge, in casa, un'altezza di 120-150 cm. Le foglie ovato-ellittiche, caduche, sono di grandi dimensioni, verde intenso e leggermente lobate. Le caratteristiche foglie rosse (disponibili anche in altri colori dal rosa al bianco, in base alla specie), dette brattee (foglie modificate che circondano e proteggono le infiorescenze), compaiono all'apice dei rami, quando la pianta si trova almeno per 14 ore al giorno al buio. Al centro delle brattee si sviluppano minuscole infiorescenze a ciazio (coppa) di colore giallo. I fiori si sviluppano durante il periodo invernale, da Novembre a Febbraio, proprio per il caratteristico andamento fotoperiodico, cioè legato alle ore di luce che riceve durante la giornata, della pianta. I frutti sono capsule.


Dove è diffusa: Cresce spontaneamente in Messico, di cui è originaria, e nel suo habitat naturale può raggiungere anche i 2,5 metri di altezza. Utilizzatissima come pianta ornamentale da appartamento.  Solo nel 1825 fu introdotta in Carolina dal botanico e ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, Joel Robert Poinsett, da cui il nome Poinsettia. Oggi la diffusione è molto alta anche in Europa, a causa della commercializzazione fatta soprattutto durante il periodo delle feste Natalizie. Infatti è molto facile vedere grandi quantità di queste piante, in questo periodo, in vivai, supermercati, negozi di fiori. In Italia la maggior parte della coltivazione viene effettuata in Sicilia.

Dove coltivare: L'Euphorbia pulcherrima non necessita di vasi eccessivamente grandi. Basta scegliere ad ogni rinvaso un contenitore di circa 5-6 cm superiore al vecchio. Ad esempio se acquistiamo la pianta in un vaso di 10 cm quando andremo a rinvasare lo faremo in un vaso di 16 cm. Cerchiamo di verificare sempre la grandezza del contenitore rispetto all'estensione dell'apparato radicale della pianta, al momento dell'acquisto. Le radici non devono fuoriuscire dai fori di drenaggio dell'acqua e, al tempo stesso, la Stella dovrà essere ben ancorata alla propria zolla di terra. Si possono anche effettuare composizioni in cassette con Stelle di diverse specie e colori.


Che terreno e come concimare: Il terreno deve essere fertile e deve essere ben drenato. Una miscela di terriccio universale (60%), sabbia (20%) e torba (20%) è ottimo per la Poinsettia. Ricordiamo di posizionare uno strato di argilla espansa sul fondo del vaso per assicurare un corretto drenaggio idrico. I ristagni sono fatali per le radici della Stella di Natale e la portano velocemente a marciume e morte.
Per quanto riguarda le concimazioni si devono effettuare tra Giugno e Settembre ogni 2 settimane con un concime liquido, come ad esempio il macerato d'ortica. Con l'avvicinarsi dell'autunno riduciamo le concimazioni a 1 volta al mese.

Come posizionare: Essendo originaria del Messico è una pianta che con il freddo dei nostri inverni ha poco a che fare. Per questo durante il periodo invernale va tenuta in casa in una posizione luminosa (ricordandoci sempre di assicurare 14 ore di buio per il mantenimento delle brattee colorate) e lontana da correnti di aria. Gli sbalzi di temperatura e l'aria troppo secca sono fatali per la Stella di Natale. Quindi assicuriamo una temperatura stabile tra 16°C e 22°C e una umidità il più possibile costante. Non nebulizziamo acqua sulle foglie, ma è meglio posizionare argilla espansa e acqua nel sottovaso, così da garantire un'ottima umidità grazie all'evaporazione della stessa.
A primavera, invece, non appena le temperature si mantengono sopra i 15°C è opportuno posizionare la Poinsettia all'esterno, in posizione luminosa, ma non esposta ai raggi diretti del sole.


Quando innaffiare: Le innaffiature devono essere regolari ma mai eccessive. Vanno evitati i ristagni idrici e la siccità eccessiva. Quindi bisogna innaffiare ogni volta che il terreno in superficie risulti asciutto al tatto. Facciamo attenzione a non bagnare le foglie durante la somministrazione di acqua. Un sintomo dell'eccessivo o carente apporto idrico è l'ingiallimento e la caduta delle foglie.

Quando piantare e trapiantare: Il travaso va fatto alla ripresa della stagione vegetativa, quindi da Marzo a Maggio. Va trapiantata in un vaso non troppo grande, circa 5-6 cm superiore al vecchio vaso, e con terriccio fertile e ben drenante. La moltiplicazione si effettua per talea di stelo. In primavera recidiamo uno stelo di circa 7-10 cm di lunghezza e immergiamo la parte recisa in acqua per bloccare la fuoriuscita della linfa lattiginosa. A questo punto piantiamo le talee in vasi di circa 7 cm di diametro con un mix di torba (60%) e sabbia grossa (40%). Manteniamo i vasi in una posizione luminosa e con temperatura costante fra i 18°C e i 21°C. Alla comparsa di nuove foglie travasiamo le piante e concimiamo come le adulte.


Come curare: Euphorbia pulcherrima è una pianta che necessita di pochi semplici accorgimenti per sopravvivere in ambiente domestico e sul balcone. Seguendo questi consigli pratici e veloci eviteremo di aggiungere la nostra Stella al bollettino di morte che colpisce ogni anno, dopo le feste, moltissime di queste piante. Si deve:

  1. Evitare le correnti di aria: soprattutto se la pianta è posizionata in prossimità di finestre o porte d'ingresso. Gli sbalzi di temperatura improvvisi e prolungati provocano ingiallimento e caduta delle foglie.
  2. Evitare la troppa vicinanza ai termosifoni: per lo stesso motivo descritto al punto 1, bisogna evitare di posizionare la pianta in prossimità dei termosifoni. Inoltre l'eccessiva secchezza dell'aria provoca un rapido ingiallimento e caduta delle foglie, con morte della Stella.
  3. Evitare l'esposizione diretta ai raggi del sole.
  4. Evitare gli eccessi di acqua: macchie sulle foglie e decolorazione delle brattee indicano un eccesso idrico. Inoltre, come già detto sopra, l'eccesso di annaffiature provoca marciumi radicali fatali per la pianta.
  5. Evitare di bagnare le foglie: si possono infatti sviluppare muffe grige fatali. In questo caso recidere le parti malate.

Curiosità: Le brattee della Stella di Natale sono la caratteristica principale della pianta. Infatti esse raggiungono la massima intensità di colore proprio nei giorni natalizi. Questo è stato visto simbolicamente come la rinascita del fuoco del solstizio d'inverno che ci preannuncia la nascita di Gesù bambino, dal punto di vista cristiano, e l'avvio verso la primavera, con le giornate che andranno gradualmente ad allungarsi, dal punto di vista pagano. Per questo è molto diffusa l'usanza di regalare la Poinnsettia durante le feste natalizie, come augurio di rinascita spirituale.
L'Euphorbia pulcherrima è una pianta velenosa i cui principi attivi sono il lattone euforbone, la citotossina e derivati acridici. La parte tossica è diffusa su tutta la pianta e in particolare nella linfa. I sintomi di intossicazione sono:

  • Per contatto: azione caustica locale, bruciore e lesioni.
  • Per ingestione: vomito, diarrea, dolori addominali, fino al collasso.
Dopo aver maneggiato la pianta o parti di essa, soprattutto per la formazione di talee, è opportuno lavare abbondantemente le mani, utilizzare guanti protettivi e non portare le mani agli occhi o sulla bocca.


Eccoci giunti alla fine della scheda. Spero, come sempre, di esservi stato utile. Vi auguro un'ottima coltivazione e buone feste a tutti.
Alla prossima.

martedì 10 dicembre 2013

Cenere di legna, ecco come utilizzarla.

Buongiorno appassionati di verde e di coltivazione. Oggi vi vorrei parlare di un concime naturale ottimo e che in questo periodo invernale è facilmente reperibile grazie all'utilizzo di camini e stufe. Si tratta della cenere di legna. La cenere è ciò che resta visibilmente e materialmente dopo la combustione.


Da cosa è composta
Andiamo a vedere nello specifico la composizione della cenere e cerchiamo di capire perché è così utile per le nostre amate piante.
Dopo la combustione, ciò che resta sotto forma di cenere, sono tutte quelle sostanze pesanti e non volatili che la fiamma non riesce a bruciare. La cenere di legna in particolare è ricchissima di sali potassici (potassio  in alte percentuali), magnesio, fosfati (fosforo in quantità più limitata) e calce (calcio in altissime percentuali, quasi la metà della composizione). Inoltre può contenere anche tracce di altri microelementi come: ferro, rame, ecc...). Proprio per queste sue proprietà chimiche fu utilizzata fin dall'antichità, e ancora oggi viene utilizzata, come concime e correttore di acidità. Per la sua composizione, che diviene volatile con la combustione, non è presente l'azoto, che è fondamentale per lo sviluppo e la crescita delle nostre amate piante. Per questa carenza di azoto, la cenere si può arricchire mescolandola o aggiungendola a vari concimi naturali al 100% e ricchi di questa sostanza così preziosa, tra cui: il macerato d'ortica, l'humus di lombrico, il compost, il letame maturo o il sangue di bue.


Come si utilizza
Ci sono due modi di utilizzare la cenere:

  1. Si può spargere la cenere direttamente sul terreno, senza addizionarla con altri composti. 
  2. Si può mescolare la cenere ad altri fertilizzanti o la si può aggiungere al compost in fase di preparazione.
Metodo 1: per una cassetta larga 30 cm, alta 30 cm e lunga 50 cm; io utilizzo due cucchiai da cucina, non pienissimi, di cenere (circa 15-20 grammi). La spargo a caso sulla terra, la ricopro con il terriccio e innaffio. Questo sia prima della semina, sia quando le piante sono adulte.

Metodo 2: la quantità di cenere da aggiungere ai concimi varia da tipo a tipo. Facciamo degli esempi: 
  • In 5 litri di macerato d'ortica (in rapporto di 1 a 5, cioè 1 kg di ortica fresca in 5 litri di acqua) aggiungo 1 cucchiaio da cucina di cenere (circa 10 grammi).
  • In 1 kg di letame maturo aggiungo 1 cucchiaio e mezzo di cenere (circa 15 grammi)
Per il compost in fase di preparazione, io solitamente metto un cucchiaio da cucina pieno (circa 13 grammi) ogni 2 kg di materiale da compostare. 

Queste sono le dosi utilizzate da me e devo dire che fino ad ora non mi sono mai trovato male.
Si può inoltre utilizzare in presenza di terreni a pH troppo acido per correggere l'acidità in eccesso. Questo grazie alle grandi quantità di calcio presenti nella cenere.

Facciamo attenzione
Le uniche controindicazioni della cenere sono dovute al suo pH basico che si aggira intorno ad 8. Quindi si deve:

  • Non utilizzare la cenere su piante acidofile. Infatti contenendo alte quantità di calcio ha una reazione a pH alcalino sul terreno.
  • Non eccedere nelle dosi poiché può alcalinizzare troppo il terreno seccando le piante.


Qualche consiglio pratico
Quando prendiamo la cenere, assicuriamoci che sia derivata solamente da legname non trattato. Evitiamo di utilizzare, per ovvi motivi sanitari e tossicologici, le ceneri provenienti da combustione di:

  • materiali plastici (buste, bottiglie in PET o PVC, carta plastificata, legni rivestiti con materiali plastici, ecc...)
  • legnami trattati con solventi o vernici
  • tavolette chimiche per l'accensione della fiamma
  • tutti quei materiali diversi dalla legna vergine
L'uso della cenere è consentito in agricoltura biologica e regolato dal Regolamento CEE 2092/91, che stabilisce nell'Allegato II Parte A i "Prodotti per la concimazione e l'ammendamento".

Spero di esservi stato utile. Per qualsiasi precisazione sono sempre disponibile. 
A presto e buona coltivazione.

lunedì 2 dicembre 2013

Calendario delle fasi lunari di Dicembre 2013

Buongiorno appassionati di verde e di natura. Buon inizio di mese a tutti. Dicembre è il mese del Natale, della neve e dell'inverno. Il solstizio d'inverno cadrà sabato 21 Dicembre.
Vediamo insieme i lavori che possiamo fare sul nostro balcone durante questo mese freddo e, in apparenza, poco attivo per le nostre piante:

  • In luna calante possiamo: continuare con le pulizie degli ambienti, degli attrezzi e dei vasi da utilizzare per le nuove semine in primavera;  proteggere le piante più sensibili e le colture orticole, dal gelo invernale e dalla neve, con pacciamature e teli protettivi; seminare in semenzaio o serra lattughe e radicchi da taglio; raccogliere cavoli, broccoli, cavolini, verza e cavolfiori; e verso la fine del mese si possono potare gli arbusti già spogli e gli alberi da frutto.
  • In luna crescente possiamo: acquistare nuove specie invernali o da appartamento per ravvivare l'ambiente; seminare piselli e ravanelli; interrare i bulbi che fioriranno a primavera come Narcisi o Crocus.
Inoltre controlliamo periodicamente la salute delle nostre piante e , se le piogge sono abbondanti, rimuoviamo i sottovasi ed evitiamo di mantenere il terreno inzuppato di acqua per lunghi periodi, sia per evitare gelate, sia per evitare marciumi. 

Ecco il calendario:


Bene, non mi resta che augurarvi buona coltivazione e buona giornata a tutti.